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The Clientele

Alasdair MacLean è un uomo a cui devo molto. E' ben giovato che lui non lo sapesse, mentre gli ponevo le mie dodici domandine. Allora forse sarebbe stato terribilmente più affascinante. Ma anche così, e mentre scoprivo che sull'isola deserta avremmo portato quasi le stesse cose, sentivo di averlo catturato forse nel migliore momento della sua vita creativa. "The Violet Hour" è un disco di una bellezza rara, tale da aver cancellato in me le pur piccole riserve espresse in sede di recensione. Certo, rimane dell'ineffabile ai margini delle parole, così come delle note. Ma il piacere che sanno elargire i Clientele non è tanto intenso quanto duraturo. Ci sono cose che capiremo (e capirà) ancora più in là di "The Violet Hour". Ma per quanto inconcluso, l'iter è questo:

Non so se siete un gruppo pop. Per me, suonate più come un sorta di crepuscolo del pop, oltre che "pop crepuscolare". Avete deciso di bandire le luci dirette e vivete di riflessi? Siete esseri decadenti?

C'è una canzone di John Cale che parla di un uomo che ascolta la radio e si convince che esista una "radio land" lontana dove le orchestre suonano in continuazione e che noi uomini possiamo solo ascoltare, ma mai raggiungere. Sente che questo luogo è casa sua e sa di essere destinato a cercarlo per sempre nelle onde radio. Volevo che i Clientele suonassero come quel luogo, un mondo teletrasportato da qualcosa di misterioso e lontano nel tempo e nello spazio. Un luogo che facesse sembrare misteriose a chi ascolta anche le cose più ordinarie.

Volevo che suonassimo in questo modo perché mi sembrava la cosa più naturale, il logico passo avanti per la musica pop. Mi aspettavo che avremmo avuto un grande successo; nel 1997 volevo che diventassimo un estremo surreale del movimento Britpop. Non credo che ciò abbia nulla a che fare con la decadenza, anche se come individui possiamo essere o non essere decadenti.

Qualsiasi cosa siate, create dei forti stati mentali. Credete sia merito dei due/tre trucchi di studio che adoperate per le registrazioni?

No, perché ogni band usa due o tre trucchi di studio. Io sono fortunato perché ho sempre avuto una idea molto chiara di ciò che avrei voluto fare con la musica e di come ottenerlo, e dunque può essere che i nostri trucchi di studio siano stati scelti con maggiore attenzione o che siano più inusuali.

Qual è la genesi dei vostri pezzi?

Mi servono alcune ore di calma, una chitarra Spagnola, un dittafono, a volte anche una sbronza.

(A bruciapelo) il vostro pezzo preferito di violet hour. E dei Clientele.

Da The Violet Hour, 'When You and I Were Young' . Dal catalogo completo dei Clientele, 'Monday's Rain'

Ci sono delle "novità" che contraddistinguono l'lp da tutto il vostro lavoro precendente? E' stato facile confrontarsi con la lunga durata?

Abbiamo registrato ogni giovedì e venerdì sera e ogni sabato pomeriggio per un anno. Il nostro studio era nel seminterrato di una casa a Finsbury Park, a Londra. Non è stato facile, mi sentivo molto isolato e insicuro, e in certi momenti sembrava che non avremmo mai finito di lavorarci.

Che genesi ha il "suono" dei Clientele? Voglio dire, scelta pianificata o fortunata alchimia di eventi in parte fortuiti?

Quando abbiamo cominciato a registrare avevamo un amplificatore per chitarra, uno studio portatile a 8 tracce e due microfoni. Con questo equipaggiamento spartano, l'unica produzione decente che potevamo creare è quella che senti su Suburban Light: un suono vintage, piuttosto distante, autunnale. Suona in quel modo perché abbiamo dovuto usare il riverbero e la compressione sull'amplificatore per chitarra piuttosto che avere effetti digitali hi-tech.
Ma la necessità aguzza l'ingegno: dato che non avevamo un equipaggiamento decente siamo stati molto attenti a dove piazzavamo i microfoni e a come le cose suonavano prima di metterle su nastro. Quindi il suono è scaturito sia dal caso che dalla pianificazione.

Qual è la differenza tra una buona e una brutta canzone?

Credo ci sia qualosa di buono in ogni canzone. Ma in realtà non esiste il bello e il brutto, solo l'interessante o l'irrilevante, l'utile o l'inutile.

La vostra musica non sa di molto altro, eppure è gravida di una tradizione. Qual è il vostro background musicale? Con che artisti - se ci sono - sentite un forte legame?

Ho imparato a suonare la chitarra classica quando ero un ragazzo. Sono cresciuto ascoltando i Carpenters e i Beatles, ma per me il momento più importante è stato l'inizio degli anni 90, quando ho scoperto bands come i Felt e i Loft proprio mentre si stavano sciogliendo e passavano di moda. Nello stesso periodo ho cominciato ad ascoltare band psichedeliche come i Love e la West Coast Pop Art Experimental band. Credo di aver consumato all'osso i miei dischi degli anni 60 e 80. Oggi apprezzo il minimalismo, un po' di dub e di jazz.

Che rapporto avete con la musica come arte? La intendete come un mezzo dialogante con il presente o come una mera arcadia, un paradiso artificiale sonoro?

Credo che la musica possa evocare nel cervello della gente immagini e memorie che si trovano oltre ciò che le parole possono esprimere. In un certo senso è affascinante. Oltre a questo non ci penso molto, perché la mia opinione sulla musica è istintiva.

Come immaginate i vostri ascoltatori? Dove vi piace immaginare che ascoltino la vostra musica? Con chi? Perché?

Non ho idea di chi siano i nostri ascoltatori. Alcuni ragazzi americani mi hanno detto che i nostri dischi sono un aiuto per sedurre le ragazze. In Svezia la gente sembra vederci sempre qualcosa di filosofico, e dunque si siedono in silenzio e ascoltano ogni parola.
Non immagino mai veramente chi ci ascolta, ma mi piace pensare che potremo ispirare futuri artisti a creare il loro mondo, senza guardare al successo o alla fama, come gli Spacemen 3 e i Felt hanno ispirato me quando avevo 16 anni. Anche se devo ammettere che mi fa piacere pensare che la gente usi i nostri dischi come un aiuto al romaticismo!

Il libro, il disco, il film e la donna che porteresti sull'isola deserta.

Libro: Moby Dick
Disco: Chopin Preludes and Nocturnes
Film: The Producers
Donna: Elisabetta I

Come ti senti quando ti mancano le parole e l'unica risposta possibile a domande strane poste via mail è "vaffanculo"? (avevo domande migliori, ma volevo fare autocritica)

Ha ha, non ci sono state domande simili in questa intervista.




Alessandro

Links:

Clientele web site: www.theclientele.co.uk
Unofficial mailing list: www.missprint.org/lacewings
Clientele@indiepop.it: bands/clientele.htm