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Call and Response
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Chi è rimasto stregato dall'omonimo primo album della band di Santa Barbara si prepari per una sorpresa: il secondo album dei Call and Response è una perla di sorprendente maturità, che utilizza la luccicante materia del primo album come solido nucleo per costruire un disco complesso e sfaccettato che non perde la leggiadria dell'esordio ma è infinitamente più resistente. Al posto di canzoni futili e irresistibili come "Rollerskate" c'è un suono denso e rifinito, frutto di un maniacale lavoro sugli arrangiamenti e sostenuto da testi che approcciano la poesia. Abbiamo parlato con Daniel Judd (chitarra) di questa nuova direzione della band. |
"Winds take no shape" è un disco che sorprenderà molta gente. La decisione di allontanarvi dal suono di "Rollerskate" è stata pesata o è una naturale evoluzione del vostro sound?
Avevamo portato il sound del nostro primo album sin dove poteva spingersi; quel suono risale ad un periodo nel quale avevamo da poco formato la band e scrivevamo qualsiasi cosa ci venisse in mente per avere un repertorio di canzoni da suonare dal vivo, non avevamo idea che un giorno le avremmo messe su disco. Ascoltavamo molto bubblegum pop e funky/soul, musica di grande ingenuità e con una forte componente ludica. Ma ora che è passato qualche anno sentivamo di dover fare dei passi in avanti. Il mondo intorno a noi è cambiato, noi stessi siamo cresciuti e abbiamo tutti maturato una certa esperienza. Questo album è il risultato di una band che abita in un mondo che non è più rassicurante come prima, ma più confuso e misterioso.
Quanto tempo avete impiegato a registrare questo disco? E' passato parecchio tempo dal vostro primo album...
C'è stato qualche problema con la nostra etichetta: abbiamo fatto sentire loro dei demo ma sembravano avere altre priorità, quindi siamo rimasti per un po' senza alcun contratto discografico. Le nostre vecchie canzoni non rappresentavano più i cambiamenti in atto in noi ed eravamo stanchi di suonarle, ma ci è voluto un po' di tempo per decidere di buttar via tutte le nostre vecchie idee e ricominciare da zero. E' un rischio, e ci vuole coraggio per affrontarlo.
C'è sempre una gran pressione sulle band, le etichette ti spingono a produrre album e singoli, ma c'è bisogno di tempo per far crescere nuove idee, non è un processo che si possa forzare.
"Call and Response" era un album ad accesso istantaneo, che rimaneva in testa dal primo ascolto. Questo necessità di più attenzione e di più tempo, ma alla fine è memorabile come il primo. Come se aveste preso una strada diversa per arrivare alla fine allo stesso punto.
Volevamo continuare a scrivere pop song "memorabili", è quella la musica che amiamo e che ci ha portato a mettere insieme il gruppo, ma abbiamo cercato di spingerci al limite, di portare il nostro songwriting in territori dove non ci eravamo mai spinti come collettivo. Con il tempo abbiamo preso più confidenza l'uno con l'altro e siamo stati in grado di essere critici, di abbandonare le parti del nostro suono che ci sembravano troppo stereotipate o derivative.
C'è qualcosa che ti manca dei vostri esordi? Qualche aspetto del vostro suono che è stato perso per strada?
A volte mi manca l'energia spontanea dei nostri vecchi pezzi, quel feeling rock che ogni tanto riuscivamo a smuovere. Sarebbe divertente fare alcuni pezzi più grezzi e incalzanti.
E le influenze 60s?
Cerchiamo semplicemente di scrivere musica che ci ispiri e che ci faccia sentire a nostro agio. A volte le nostre canzoni possono ricordare qualcosa di quegli anni, ma impieghiamo parecchia energia per trasformare i vecchi suoni del passato in qualcosa di nuovo e attuale.
Anche i testi hanno una profondità maggiore rispetto al passato, sino a diventare vere e proprie poesie (penso a "Silent Chill"). Avete avvertito la necessità di trasmettere emozioni diverse, in accordo con la nuova direzione musicale? Chi ha scritto i testi di questo album?
I testi sono opera di Carrie. Quando abbiamo cominciato a scrivere le canzoni per questo disco volevamo che le parole evocassero pensieri ed immagini personali, senza dire esplicitamente all'ascoltatore come sentirsi. Carrie è stata capace di indirizzare i suoni che stavamo creando in un mondo visivo completamente nuovo; ha un talento naturale per melodie di bellezza complessa, combinato con l'amore per la scrittura creativa. E' stata molto attenta ad usare parole che non fossero l'espressione di uno specifico punto di vista, ma che potessero piuttosto creare visuali che consentissero a chi ascolta di percepire qualcosa di più profondo, come quando guardi un gran film o osservi un dipinto particolarmente evocativo. Ero entusiasta quando ha iniziato a leggerci i suoi testi, è davvero riuscita a catturare l'essenza di ciò che stavamo cercando di fare con la musica.
Oltre ai gruppi che sono sempre stati citati come le vostre principali fonti d'ispirazione (Free Design, Zombies, Beach Boys), ci sono influenze più dirette e recenti per questo disco? Che tipo di musica ascoltate oggi?
La musica che mi rende più felice è quella che fonde pop e sperimentazione: quando è fatta bene è davvero imbattibile. Durante la lavorazione di questo disco ho ascoltato molto "Future Days" dei CAN, Michael Rother e NEU!, Brian Eno, "Low" di David Bowie, "Parallelograms" di Linda Perhacs, Robert Wyatt, e Kevin Ayers. Poi alcuni ottimi dischi che mi ero perso, come "Heaven or Las Vegas" dei Cocteau Twins, New Order, e Durutti Column. Parecchia musica folk-psichedelica dal Brasile, gente come Milton Nascimento, Lo Borges e Joyce. E mi sono immerso nella musica jazz della fine degli anni 60- inizio anni 70 come Alice Coltrane, Pharaoh Sanders, "Lanquidity" di Sun Ra. Ma anche cose moderne come Ulrich Schnauss, Four Tet, Sonic Youth, Jim O'Rourke. Potrei andare avanti all'infinito.
C'è una canzone della quale sei particolarmente fiero? Provi più soddisfazione nello scrivere pezzi a presa immediata come "Rollerskate" o cose più stratificate e complesse?
Sono davvero orgoglioso di "Winds Take No Shape" nella sua interezza. Le canzoni più immediate sono meravigliose dopo i primi ascolti, ma se non fai attenzione finiscono col lo sciuparsi subito. Di recente la mia musica preferita è quella che cresce lentamente e ti fa sentire come se la stessi apprendendo durante gli ascolti.
Siete sempre stati molto attenti agli arrangiamenti, e specialmente in questo nuovo album. Che importanza date a questa fase del processo creativo? E che ruolo ha avuto Dylan Magierek (produttore e boss della Badman) nel lavoro in studio?
Siamo tutti molto critici e conosciamo l'importanza degli arrangiamenti. Quando abbiamo registrato il primo disco Terri e Jordan si erano da poco uniti al gruppo, quando la maggior parte delle canzoni erano già state scritte. Questa volta tutti e cinque abbiamo potuto unire le nostre idee a quelle degli altri e sfidarci a migliorare continuamente, sta qui la grande differenza. Ci vuole molto tempo per costruire questa fiducia e questo rispetto reciproci.
Le canzoni erano già pronte e finite quando siamo entrati in studio a registrare con Dylan. Ci ha incoraggiato ed aiutato molto con la produzione e ci ha dato qualche idea sul suono. E' una persona piacevole da avere intorno, la sua presenza ci ha rilassato.
Avete cambiato diverse etichette: Shelflife, Kindercore, Emperor Norton... cosa pensate della situazione di Kindercore e come vi trovate alla Badman?
La Badman è un ottimo posto dove stare. Dylan è una persona onesta e confidiamo che abbia a cuore gli interessi di tutti. La nostra musica non è inquadrabile in nessuna scena particolare, Dylan ha apprezzato questo nostro approccio e siamo andati subito d'accordo.
La Kindercore ci ha trattato bene, e siamo stati molto fortunati a rientrare nei loro programmi, è triste vedere che stanno per fallire. Allo stesso tempo devo notare che quella di andarcene si è rivelata una scelta giusta.
In passato avete detto che la vostra musica riflette "il sole della California". E' ancora vero? Che cosa c'è della California nella vostra musica?
E' curioso come questa cosa del "suono della California" sia diventata un concetto di marketing. Per noi la cosa non è altrettanto evidente, perché viviamo qui, la California è nel nostro sangue. Ma ci piacerebbe rappresentare uno spirito creativo universale e senza confini.
Salvatore
Links:
Call and Response website: www.callandresponsemusic.com
Badman Recordings: www.badmanrecordingco.com
Call and Response@indiepop.it: bands/callandresponse.htm
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