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Best Kept Secret
Quattro chiacchiere con Alessandro Crestani,
titolare della tape label vicentina.
Cominciamo
con le domande originali: come e quando nasce l'idea di una
tape label? C'è stato un evento particolare che ti ha spinto?
Non c'è un evento particolare che mi abbia indotto a creare
Best Kept Secret. Forse il periodo piuttosto balordo della
mia vita che all'epoca stavo attraversando ha avuto in qualche
misura a che fare con la nascita dell'idea, ma il punto, più
semplicemente è che, pur non essendo un musicista, mi sono
sempre interessato di musica e ad un tratto ho sentito il
bisogno di fare qualche cosa che fosse diverso dal semplice
ascoltare o scrivere di (ho maturato una breve esperienza
nel giornalismo musicale scrivendo per un anno sul quotidiano
locale della mia città) musica. All'epoca ero ancora studente
e, ovviamente, non avevo i mezzi per produrre musica su vinile
o cd (a dire la verità non li ho neppure adesso che lavoro.),
quindi ho dovuo guardare alle possibili alternative. E l'unica
possibile era quella delle cassette fai-da-te, la cui realtà,
ironia della sorte, avevo fino ad allora, piuttosto presuntuosamente
devo dire, trascurato (per non dire del tutto ignorato). Poi,
grazie all'aiuto di un paio di amici (Chris McFarlane per
la prima cassetta) e Silvia (per le copertine), nel giro di
alcni mesi, nella primavera del 1998, è iniziata l'avventura.
Immagino che quando hai iniziato le possibilità di pubblicare
musica per le bands fossero più limitate: oggi siamo nell'epoca
dei CD-R e di internet, e diffondere la propria musica è molto
più facile: tutto ciò ha modificato l'attività di una tape
label come la BKS?
Credo che Internet, quanto alla diffusione (nel senso di diretta
distribuzione della propria musica con files mp3/mp3Pro) non
rappresenti ancora una realtà consistente. Certo, si possono
mettere a disposizione un po' di mp3 su siti tipo mp3.com
o iuma.com e via dicendo, ma un pubblico abituato a (e che
si aaspetta di poter sempre e comunque) scaricare album interi
dalla Rete ancora non esiste, nemmeno nei Paesi che per quel
che concerne l'uso di Internet, snon molto più evoluti del
nostro (tipo U.S.A.). Anche perché, comunque, a prescindere
dalla diffusione dell'abitudine di servirsi della Rete, per
scaricare musica in quantità massicce servono connessioni
ad alta velocità, le quali ancora non sono comunque ancora
alla portata di tutti (per quel che ne so). Può darsi che
si tratti di ignoranza mia, ma di etichette che hanno sostituito
i formati classici (vinile, nastro, cd) con il formato virtuale
ne conosco davvero poche.
Quanto ai cd-r, be', sono il male di cui sto morendo. Siamo
onesti, appartengo ad una specie in via di estinzione. E forse
è giusto così, al cospetto dell'avanzare della tecnologia
eccetera eccetera. Sai com'è: o tempora, o mores!
C'è una cosa, tuttavia, che non capisco, a proposito del motivo
per cui tanti vanno matti per i cd-r e li preferiscono alle
cassette: i cd-r non sono comunque cd propriamente detti e
quindi la musica resa disponibile su di un simile formato
ha esattamente le stesse possibiità di essere distribuita
attraverso i medesimii canali di vinile e cd che hanno le
cassette (e cioè, per quel che posso dire, praticamente nulle).
E' pur vero che qualche etichetta (come la Shelflife, se non
vado errato) sta cominciando a produrre delle collane di cd-r,
ma si tratta di edizioni limitate, il che, per quel che mi
riguarda, dimostra una volta di più come il cd-r non offra
nulla più della cassetta in termini di possibilità di far
conoscere la produzione di una band. Certo, è un formato digitale
e via dicendo, ma se poi il pubblico non sa che un certo artista
ha pubblicato un certo album su cd-r, che senso ha? Tanto
vale affidarsi alla buona vecchia cassetta (ma qesto è un
appello disperato e interessato.). Che cosa vuoi che ti dica,
evidentemente sono un reazionario affetto da tecnofobia.
Infine, oggi come oggi, a condizionare una tape label è il
numero incredibile di piccole etichette che producono musica
su vinile e cd. Magari etichette dalla vita assai breve, ma
numerosissime( sarà una sensazione mia, ma mi pare che il
loro numero sia cresciuto in modo esponenziale negli ultimi
sette-otto anni).
Prima
di ascoltare i nastri pensavo alla BKS come ad una label pop-oriented
ma mi accorgo che la cosa è molto più complessa e varia. Esiste
un genere musicale, per quanto vasto, al quale ti senti legato?
Uhm.no, non direi. Mi sta bene tutto ciò che è pop nel senso
più ampio del termine (fermo restando che potremmo discutere
un paio di giorni circa quale sia il significato del termine
"pop" oggidì, senza giungere ad una conclusione), quindi twee-pop,
indie-pop, power-pop, noise-pop, dream-pop, shoegazer, sadcore,
slowcore, synth-pop e casiocore e così via. Diciamo che le
mie orecchie tendono a porre una certa enfasi sull'elemento
melodico, per quanto distante questo possa risuonare in un
mare di rumore, se capisci quel che intendo dire.
Il nome stesso sembra suggerire una musica "per iniziati":
è questo che volevi esprimere?
No, no, per carità! Lungi da me l'idea di voler fare della
musica che passa per le mie mani un qualcosa di elitario,
per pochi iniziati. La ragione del nome è un'altra. La mia
passione per la musica mi ha sempre, per qualche ragione che
non mi è mai stata ben chiara, distanziato dalla più gran
parte delle persone che conosco, anche coetanei. Quando ho
iniziato BKS immaginavo che la cosa mi avrebbe allontanato
ancora di più, e quindi ho deciso di fare dell'etichetta il
nascondiglio e, nel contempo, la culla del mio "segreto" più
prezioso. Tanto che quando ne parlo con qualcuno, nel momento
stesso in cui mi rendo conto che nella maggior parte dei casi
vengo osservato come un alieno appena sbarcato su questo benedetto
pianeta, mi ferisce accorgermi di avere svelato il segreto
a persone che non lo capiscono (né si sforzano di capirlo,
perché non è "normale") e, quindi, neppure apprezzano (o,
addirittura disprezzano, anche se non hanno compreso nulla).
Mi sento come se mi fossi lasciato derubare di una parte di
me, che vorrei, ma che non posso, riprendermi subito. E allora
mi vengono in mente le ultime parole di Holden Caulfield in
"The catcher in the rye" di Salinger: "Don't ever tell anybody
anything. If you do, you start missing everybody".
Come si è sviluppato il tuo amore per la musica? Qual è
il periodo musicale al quale sei sentimentalmente più legato
e con quali gruppi?
Ad un tratto, come tanti miei compagni alle scuole medie,
ho cominciato ad ascoltare musica alla radio (va da sé che
all'epoca non avevo una lira in tasca). Come puoi ben immaginare,
all'inizio ascoltavo schifezze, ma curiosando qua e là e acquistando
qualche rivista, mi sono avvicinato alla new wave inglese
(Cure etc.) e da lì mi sono mosso in tante altre direzioni.
Proprio perché mi sono ben presto mosso in diverse direzioni,
non credo di poter dire che ci sia un periodo musicale al
quale sono particolarmente affezionato. Ci sono senz'altro
dei dischi che significano molto per me, alcuni indiepop e
dintorni ("Forever breathes the lonely word" dei Felt -che
pure mi ricorda Holden-, "Shining hours in a can" di East
River Pipe -le cui canzoni mi fanno pensare ad un ipotetico
ibrido artistico tra la musica degli Yo La Tengo, la narrativa
di Raymond Carver e la pitture di Edward Hopper), "Rattlesnakes"
di Lloyd Cole and the Commotions, "Submarine bells" dei Chills,
"16 Lovers Lane" dei Go-Betweens) altri meno ("Starfish" o
"Heyday" dei Church e "Lovebuzz" degli Hummingbirds, al quale,
pur non essendo esattamente indiepop, vi suggersico di dedicare
une delle vostre retrospettive, perché rappresenta comunque
una summa del meglio del pop di tutti i tipi comparso sulla
Terra negli ultimi vent'anni).
Quante copie mediamente fai di ogni uscita? C'è un giro
consolidato? Magari anche in Italia?
La tiratura è normalmente compresa tra le 120 e le 150 copie.
Ne mando diverse a fanzines e webzines in giro per il mondo,
alcune anche in Italia. A volte vengono recensite, a volte
no. Purtroppo, anche tra gli autori di fanzines si sta diffondendo
(su scala globale, il che rende la cosa ancor più allarmante)
un certo disinteresse, per non dire preconcetto, nei confronti
del le cassette e non recensicono più musica prodotta su tale
formato. So che si tratta di un commento interessato, provenendo
da una parte in causa, ma trovo un simile atteggiamento di
un'ottusità e di un provincialismo senza fine. Ad ogni modo,
ai posteri l'ardua sentenza.
Per quel che riguarda le richieste di acquisto/scambio, la
stragrande maggioranza viene dagli U.S.A.
In Italia, un giro consolidato vero e proprio non c'è. Ci
sono tuttavia delle etichette interessanti, anche se non sono
necessariamente indiepop: Loretta,
Ouzel,
Marsiglia,
Hoboken.
Hai
messo in fila la crema dell'indiepop internazionale (Simpàtico,
Other People's Children, Cannanes, A Boy named Thor.). Che
tipo di disponibilità hai riscontrato da parte loro?
La disponibiltà è stata massima ed è stato un piacere lavorare
con loro. Magari potesse capitare più spesso.
Come scegli i gruppi da pubblicare e come entri in contatto
con loro? Percepiscono un compenso per i brani pubblicati?
Chi progetta le copertine?
A volte sono i gruppi a contattare me, a volte sono io ad
avvicinarli. Ovviamente, all'inizio il secondo caso di verificava
assai più spesso del primo, ma ora, anche, se non proprio
principalmente, grazie al sito su IndiePages, accade assai
di frequente che sia io ad essere contattato. Alcuni mi mandano
demo, atri mi indicano un sito dal quale posso scaricare degli
mp3. Ascolto e poi decido. Di solito, le saccette che escono
in un determinato momento riflettono quello che è il mio stato
d'animo in quel preciso momento.
Non posso permettermi di pagare per la musica che cmpare su
BKS. Ai gruppi spedisco fino a trenta copie della loro cassetta.
Le copertine sono il più delle volte opera di un'amica, Silvia,
e dei collaboratori del suo studio grafico, Stefano (che in
questi giorni sta ridisegnando anche il sito) e Paola. Devo
dire che è per lo più la grafica delle copertine, sempre molto
bella, ad attirare l'attenzione dei gruppi che si rivolgono
a me. Talvolta capita che sia il gruppo stesso a mandarmi
l'artwork, ma non è cosa frequente, anzi.
In catalogo ci sono diverse serie "a tema" (We are not
alone, Beware of the ricochet): come le scegli?
Non si tratta esattamente di serie a tema e nemmeno le singole
compilations sono sempre a tema. Sono titoli che mi sono inventato
("We are not alone") o che ho tratto dal testo di una canzone
("Beware of the ricochet") o che ho scelto perché parte di
un discorso assolutamente privo di senso che ho sentito fare
("Suspend your disbelief") e che proprio per il suo essere
insensato ha attirato la mia attenzione.
Dal momento che frequenti la scena twee da parecchio tempo,
saprai meglio di noi sei esistono delle twee band italiane.
Ce lo chiedono spesso e non sappiamo mai che rispondere (in
alcuni volumi di "we are not alone" hai incluso band italiane).
Si, su di un pio di compilations ci sono altrettante band
italiane (una, ONQ, ha anche fatto una cassetta con me), ma
non sono twee, anzi. Per quel che ne so, di tweepop in Italia
non ce n'è proprio. La cosa più piacevolmente vicina all'indiepop
che io conosca nel nostro Paese sono gli Yuppie Flu (di Ancona,
se non sbaglio). Anche i Lo-fi Sucks di Genova (o Imperia
o La Spezia) non sono niente male, ma lì siamo in territori
più prossimi ai Pavement e simili.
C'è una cassetta di cui sei particolarmente orgoglioso?
E qualche gruppo che faresti carte fase pur di pubblicare?
Questa è una domanda alla quale mi è impossibile rispondere,
nel senso che ogni cassetta ha una sua storia. Cioè, pensandoci
bene, posso anche rispondere, ma avverto il lettore che si
tratterà di una risposta moooolto lunga.C'è la prima cassetta
che è indimenticabile perché.be'.è la prima; la seconda, che
è indimenticabile perché nel momento in cui me la sono trovata
per la prima volta in mano mi sono reso conto che, in fondo,
non avrei mai scommesso nemmeno un calzino bucato che sarei
riuscito a dare un seguito alla prima; poi c'è "Broken bits
of you and me", la prima compilation (altra cosa che, il giorno
in cui l'ho vista lì davanti a me dopo averci lavorato sei
mesi, ho scoperto di non aver mai veramente creduto di riuscire
a mettere insieme) con, tra l'altro, la più bella copertina
di sempre; poi c'è "Too lazy to rock" dei Vinyl Bill, la quarta
in ordine di tempo ma la prima di un gruppo che si è messo
in contatto con me per primo dopo aver saputo da altri dell'esistenza
di BKS; poi c'è la cassetta Orange Cake Mix, indimenticabile
perché ho tutti i cd e sette pollici di Jim Rao e mai e poi
mai avrei immaginato che un giorno avrei avuto la possibilità
di produrre io stesso un po' delle sue canzoni (idem dicasi
per le cassette Simpatico, OPC etc.); lo scorso anno, per
l'uscita delle cassette Sauvie Island Moon Rocket Factory
e Minmae, mentre mi trovavo a Portland durante il mese di
giugno, si è svolto l'unico Best Kept Secret release party
mai organizzato, con tanto di esibizione dei gruppi stessi;
più di recente c'è la cassetta Clare che ha un significato
particolare, trattandosi della prima band giapponese su BKS
(c'è un sacco di ottimo indie/twee-pop in Giappone, ma non
avete idea di quanto sia difficile fare ingresso nella scena
locale - qualcuno sa per caso spiegarmene il motivo?). E che
dire della settimo volume della compilation "We are not alone
- songs for the lo-fi generation", che comprende una canzone
di White Town (alias Jyoti Mishra, il genio che sta dietro
una delle più grandi canzoni pop di sempre, ossia "Your woman"
- sexy, funky, jazzy, poppy.slurp!- ve la ricordate, vero?
Correva l'anno 1997 e l'idea Best Kept Secret era nella sua
primissima fase di concepimento; chi lo avrebbe mai detto
che di lì a qualche anno avrei pubblicato una canzone di Jyoti?!)
e una dei Cannanes e degli Ashtray Boy, tra le mie formazioni
indiepop australiane preferite di sempre?
Okay, mi fermo qui, perché questa risposta comincia ad assomigliare
un po' troppo ad un inserzione pubblicitaria.Spero comunque
di aver dato un'idea di come la creazione anche di una semplice
cassetta d.i.y. possa regalare tante emozioni.
Mi incuriosisce il fatto che la BKS non si limiti a commercializzare
i suoi prodotti ma proponga scambi: è una cosa usuale in ambito
indiepop?
A dire la verità, le cose sono cambiate in questi ultimi tempi.
Fino all'altr'anno ho scambiato più che venduto, un po' perché
Chris non aveva ancora ideato l'IndiePages shop, un po' perché
studiavo ancora e avevo il tempo di ascoltare tutta la music
che volevo (be', insomma, quasi tutta quella che volevo; non
fraintendetemi, non ero mica uno studente così indisciplinato).
Adesso, con un lavoro che mi lascia assai poco tempo libero,
che devo dedicare, tra le altre cose, anche all'etichetta,
ho deciso di non accettare più scambi se non in ipotesi particolari
e, pertanto, le cassette che spedisco sono quelle che invio
per promozione o quelle che vendo tramite l'IndiePages Shop.
Oggi quali sono le tue etichette e le tue band preferite?
Difficile indicarle tutte. Tra le etichette, Matinee, Shelflife,
Words-on-Music, Clairecords, Chemikal Underground, 555, Pop-Renaissance,
Kindercore, Apricot. Ma potrei continuare. Difficile dirti
anche tutti i gruppi che mi piacciono. Trembling Blue Stars
(ma possono non piacere?), For Against (il loro ultimo "Coalesced"
è semplicemente immenso, così come "Breathless" dal loro album
"Aperture" è un'altra delle migliori pop songs di sempre con
una strepitosa linea di basso - sfido chiunque a rimenere
fermo mentre la ascolta), Allen Clapp, East River Pipe, Magnetic
Fields.e avanti all'infinito, anche perché ci sono poi altre
labels/bands che non sono proprio indiepop e che pure mi piacciono
un sacco (approfitto dell'occasione per darvi una dritta:
è imminente l'uscita su Karmic Hit, l'etichetta diretta da
Russell Kilbey, fratello di Steve dei Chucrh, di un cd di
un progetto denominato Isidore, frutto della collaborazione
tra Steve Kilbey e Jeffrey Cain dei Remy Zero. Ebbene, state
in campana perché sarà uno dei dischi dell'anno: pop psichedelico
vagamente spaziale e assai visionario, ultramelodico, melanconico
e delicatissimo (sembrerebbe shoegazer, ma non è esattamente
la stessa cosa). Una succulenta anticipazione, intitolata
"Transmigration", è contenuta nella compilation "Previews
and rarities" dello scorso anno. Anche voi di Indiepop.it,
prendetene nota, non ve ne pentirete).
Salvatore
Links:
Best Kept Secret web site: www.indiepages.com/bestkeptsecret
Best Kept Secret@indiepop.it: www.indiepop.it/articoli/bks.it
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