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Best Kept Secret: per chi non ne ha
abbastanza...
Proseguiamo la nostra investigazione nel catalogo Best Kept
Secret con una avvertenza: non c'è un titolo che non
sia da innamoramento. Per tornare alla prima parte dello speciale
clicca qui.
KAYE: Pink sky at night

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Kaye Brewster, aka Kaye,
aka Polopop è una bella fanciulla rossa dalla mano oscura.
Per campare suona il violino nella Edinburgh Symphony
Orchestra, ha un sacco di amici e il perché è presto detto.
In primo luogo, lo abbiamo accennato, è carina. In secondo
luogo è molto socievole e non ama troppo i meccanismi
del capitale in fatto di distribuzione di musica. Le sue
canzoni sono puntualmente offerte al pubblico gratis sul
sito http://www.polopop.com con tanto di invito a bruciarle
in cd. Poi è amica dei synthpoppers, ed è conosciuta da
loro col moniker di Polopop. Poi è amica di gente
più matura e un po' più stressata, che ha bisogno di rilassarsi.
Questi la chiamano solo col nome di battesimo e fra questi
ci siamo noi. "Pink sky at night" è compilazione di alcune
delle migliori canzoni (una delle tante possibili, ma
molto buona); pianoforti metronomici (talvolta anche troppo),
vocina esile esile ma aggraziata, acusticismi new age
e controcoretti. Lei definisce il tutto dreamy soothing
celtic sounds, e ok, c'è anche del riverbero celtico,
quello tangente il miglior tipo di narcosi che invocheremmo
per i figli chiassosi dei nostri vicini di casa mentre
cerchiamo un po' di concentrazione per il nostro ultimo
saggio su Heidegger. Mettiamola così: al meglio Kaye è
il sognante e felpato suono d'arpa che proviene dalla
stanza accanto dove la ragazza dei vostri sogni sta strimpellando
davanti al camino. Alla peggio somiglia un po' a Enya,
ma è (molto) più carina e (tanto) meno pretenziosa. [A]
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ORANGE CAKE MIX: Red Rose Speedway

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Red Rose Speedway raccoglie
venti incisioni dell'autore bristoliano Jim Rao alias
Orange Cake Mix, del triennio '96-'98. Le arie psichedeliche
e le armonie vocali di Orange Cake Mix si protendono in
direzioni dream-pop quello seducente di metà anni ottanta,
più un esotismo da restauratore "space age bachelor
pad music".
La musica di Orange Cake Mix è da sempre catturata in
un passionale labirinto di specchi, fra invenzioni di
arrangiamento e citazioni stilistiche.
L'autore si circonda di tastiere elettroniche da pionieri,
effetti, amplificazioni e registratori a bassa fedeltà,
per comporre una combinazione distorcente dall'effetto
magico e disorientante; strascicante, stupefacente, sonnambulo.
Per esempio gioielli lisergici come Chemical lawn chair,
Love shines brighter e I'll be waiting here
che s'impresta il refrain da Call me di Hatch per
spedirlo in orbita.
Mayfair towers meraviglia nel proprio compromesso
tra pop dall'intimo melanconico e derive lisergiche.
Nell'album Rao dedica un compozisione al metodo privilegiato:
Lo-fi love, dove intuitivamente privilegia un pop
psichedelico con trattamento noise; sentieri paludosi,
riff abrasivi su cui volteggiano vocalismi perduti e sognanti.
E' presente nell'album una Space medley che è tra
le più felici creazioni di Orange Cake Mix.
La suite, che apre con Stars are calling you, sino
alla chiusura Exit to venus. Una poesia esplorante
che con voci in trance, chitarra ed echi rappresenta mirabilmente
una situazione di desolata e profonda malinconia esistenziale,
avvolta da vertiginose atmosfere nebulose e caligini cosmiche.
Armonie fortemente emotive anche in Get to know you,
lirica cantilena e teneri intrecci vocali che riportano
a terra solo per riprendere a sognare.[F] |
MULTISOFA: s/t

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Arrivano dalla terra dei
campioni del mondo di calcio, delle bellezze mozzafiato
e del tweepop, i brasiliani Multisofa, e confermano se
ce ne fosse bisogno l'esistenza di una nutrita colonia
carioca cresciuta a pane e Sarah Records. E se non ci
fossimo già imbattuti in una pletora di band meravigliose,
dai Tambourines ai Postal Blue alle recenti sensazioni
Pale Sunday dovremmo anche rimanere a bocca aperta dinanzi
alla maturità del suono partorito da questo gruppo di
Belo Horizonte. Radici sixties che se coltivate dalle
nostre parti avrebbero generato cloni Grandaddyani alla
Yuppie Flu ("Car Noises and Sleeping Pills" un po' li
ricorda) liberano invece esili e personali studi pop.
La voce di Diego Carlos è gentile e priva di inflessioni,
le chitarre di Juliano Rosa e Gustavo Gusmao arpeggiano
delicate, e felicissime melodie ronzano senza sosta nelle
orecchie sino a solidificarsi in eteree costruzioni dal
sapore neo-psych. Si rimane stregati dalla prima traccia
("Suffering and Smiling"), un bozzetto delizioso e fragile
di quelli che una volta partorivano solo i gruppi incapaci
di suonare come si deve (pensiamo ai Sea Urchins) al punto
da non trovarne una che la superi, ma ognuno dei pezzi
qui presenti merita un altarino in qualunque collezione
indiepop. [S] |
THE WHALES: music should be seen
and not heard

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Piccoli suoni abuli-tronici,
che sono forse la colonna sonora di un cazzeggio assurto
a hobby, e da hobby assurto a cassetta. Non so esattamente
cosa se ne possa fare. Non innamorarsene, ch'è roba per
cerebelli, riscattata dal non voler scattare troppo in
avanti. Non lasciarla in sottofondo, ché vi giungerebbe
solo uno sferragliare di ditina furbette su sequencers
vecchi di vent'anni (l'età peggiore per un sequencer,
se me lo chiedete). Non canticchiarlo, sprovvisto di voce
com'è e frammentato in melodie tirchie e frigidelle, come
appare. Non usarlo neppure per la colonna sonora di un
cazzeggio assurto ad hobby, perché non potreste scriverne
neppure una recensione. Ecco, potreste limitarvi a constatare
che sono 11 frammenti di suoni orfani che risaccano l'uno
nell'altro, e che se durasse solo cinque minuti di più
(oltre ai quindici in cui consiste) gli revochereste quella
strisciante simpatia che talvolta innalza la durata breve
a forma d'arte. In ogni caso, viver d'arte è meglio che
viver d'impiegatura. [A] |
CLARE: Womb Fantasy

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"relaxing, playful
keyboard pop with programmed beats, cotton candy female
vocals" è l'autopresentazio-ne dei Clare, al secolo
Yoko (chitarra, tastiere) e Kazu (voce, tastiere), adorabile
duo ambient-pop di Tokyo con un album pubblicato dalla
spagnola Chocolate Art Return nel 2001. Otto piccole canzoni
di pop etereo e trasognato a base di tastiere (tante),
chitarre e basso (pochi), e con la fragile voce di Yoko
a fare da brezza. Le due ragazze paiono estraniarsi dal
mondo e preferiscono fare musica restando raggomitolate
su se' stesse, così che le loro melodie crepuscolari sembrano
non voler prendere il volo; ma quando infine lo fanno
(e lo fanno sempre, ma meglio di tutte "Take your time",
"Winged Angel", "Here I am") la soddisfazione è assoluta.
Elementare, ma affascinante e un tantino misterioso, Womb
Fantasty è uno di quei dischi (pardon, cassette) da amare
in silenzio, nel buio della vostra cameretta.[S] |
99 CENT DREAM: The Hottest Demo
Of The Season - Greatest Hits vol.10

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Le raccolte "99 Cent Dream"
composte dal solista di Portland J. Gray (anche collaboratore
della band concittadina Sauvie Island Moon Rocket Factory),
con 4 e 8 piste casalingo, incarnano idealmente quella
particolare impronta psichedelica minimale e sotterranea,
dolce e torbida, inseguita dall'etichetta Best Kept Secret.
Una deriva depressa e svaporata, mai apocalittica.
Arie dissolte e stemperate provenienti da chitarra e elettro
tastiere romantiche levano detriti Smiths e Velvet Undreground
più abulici, con distorsioni noise (Disco, Transitional
sunshine), assieme all'interpretazione stonata di
Gray suggeriscono un senso visionario, estasiato e pastorale
a volte non dissimile da Young Marble Giants, Durutti
Column (Child of the 70's, Julia stiles' boyfriend,
All the guns and roses., Your space), ma anche Silver
Jews (Miranda).
L'insieme è costituito da seducenti atmosfere invischiate
in una consueta malinconia, a mostrare una creatività
sensibile, tenera, stralunata non disgiunta da una quale
intrigante inclinazione allo sperimentalismo (Composition
1, Swell).[F] |
TWELFTH HOUSE s/t

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Twelfth House provengono
da Chicago, sono Sally Maish alla voce e alla chitarra,
Mike Pleska voce e bassista e Jimmy Olson alla batteria.
Questo omonimo contiene sei tracce indie pop rock. La
voce di Sally può ricordare quella di Laetitia Sadier
degli Stereolab.
Anche musicalmente Twelfth House potrebbero assimilarsi
ai maestri inglesi del pop retro-futuribile, quelli dei
primi dischi, se quei loro colleghi si fossero dedicati
alle introspezioni, alle malinconie enfatiche e patetiche
dei Low.
Gli strumenti chitarra e basso caricano l'ambiente di
tensione e romanticismo.
A volte, come in Passive, Let's pretend, Autumn song
e Grasshopper i raffinati e pregiati intrecci vocali
fra Sally e Mike ottengono grande efficacia nel richiamare
tensioni emotive, quei precisi stati d'animo. [F] |
SAUVIE ISLAND MOON ROCKET FACTORY:
Wy'east Can't Sleep

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Atmosfere trasognate a
volte solenni, a volte acustiche; costruite con strumenti
classici (dalla chitarra all'organo, dalle tastiere all'armonica)
riverberi ed effetti sonori d'ambiente.
La bassa fedeltà è mezzo (e non fine), chiave di volta
per stabilir contatto universi sommersi, altrimenti preclusi,
inaccessibili.
Definiremmo queste composizioni eufonie dissonanti, non
per cercare l'effetto, ma per l'autentica sensazione vissuta
durante gli ascolti.
Chitarre strimpellanti, vocalismi celestiali e tenebrosi,
arcani e fluttuanti immerse in effetti atmosferici, ambienti
impregnati e stati d'animo fra lo gioioso, avvilito.
Melodie impenetrabili, immerse in atmosfere placenta,
stranianti e stranite, ne fanno dei Guided By Voices in
preda all'emotività, estatici e dispersi, similmente impressionisti,
forse meno bozzettisti e più dediti al formato canzone.
Il senso della musica si fa tutt'uno imprendibile e inscindibile
con proprie forme atmosferiche (Splashdown). Spesso
e volentieri Sauvie Island. incantano con sguardi alla
melodia beat di grande effetto come Noah's daughter infinity,
Title umpteen, Yerownville.[F] |
SAUVIE ISLAND MOON ROCKET FACTORY:
Mudpuddle Park

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Mudpuddle Park è un minuscolo
e smarrito parco di divertimenti, uno spirito folle, sospeso,
arcano e stralunato.
Le arie beat folk in apertura nella title track rimandano
al più autentico misticismo sixties, rivisitato con spirito
individualista e autonomo.
In effetti in questo album David Klopfenstein mostra di
condividere alcuni sogni e visioni con Robert Schneider
del collettivo Elephant 6.
Medesima l'arte di compositore pop dei due; si fa lampante
con l'ascolto di brani tintinnanti quali Tabor and
blue, The nap, Radiant radish, Yer dorky, emotive
cantilene beatlesiane.
Oaks' wheels con le sue arie cerimoniali circensi
potrebbe fare da leit motiv alla raccolta.
Lonely-go-round le fa da contraltare sull'altro
lato.
La narcotiche allucinazioni di Lower macleay vessillo
delle dolci, devianti, eccentriche visioni di Sauvie Island
Moon Rocket Factory.[F] |
OTHER PEOPLE'S CHILDREN: happy
friend in frosted city

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Se le brevi note sul sito
Best Kept Secret non c'informassero che questo è il progetto
"definitely electronic" di Jason Sweeney faticheremmo
un bel po' a distinguerlo stilisticamente da quanto è
sotteso al moniker (uno dei tanti) Simpàtico. Forse qui
si indulge quel tanto in più in solipsismi phaseggiati
e deliqui robotici (ascoltate il primo pezzo "Electrolyte
Lamp") , ma il nucleo dell'opera è sempre la depressa
confessione in musica di uno dei nostri tristoni preferiti.
Pezzi che stanno in piedi su semplici e lontani accordi
di tastiera, ritmi casio-catatonici di drum machines demodè
e poche parole sussurrate, per non svegliare nessuno nella
stanza accanto. Difficile non appropriarsi emotivamente
di emanazioni pulviscolari della guisa di "Design Department
" o "Suicide Common" e della loro quieta rassegnazione
al ritmo irregolare del respiro. Other People's Children
è come Eyeless in Gaza, ma solo un po' più dimesso e meno
euforico. A volte poi è come Durutti Column, ma senza
chitarra. Ad anima spoglia. Musica per anime di latta.[A] |
TIM CHAPLIN: The 22nd floor

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Principino dell'homemade
pop, Tim Chaplin è un Harvey Williams confinato nella
sua stanzetta, un Aidan Smith irrimediabilmente lo-fi,
alle prese con microfoni sistemati alla meno peggio sulla
scrivania e quella fuzzbox che fa un casino d'inferno
e sveglia tutto il condominio. "The 22nd Floor" riconcilia
con il DIY e ne sottolinea l'importanza anche in casa
Best Kept Secret: è un disco piccolo e fatto di poche
cose, di quelli che piacerebbero da morire a un tale di
mia conoscenza (iniziali HD), che fa cose simili da anni,
regala CD in giro e non trova mai nessuno che ricorda
i titoli dei suoi pezzi. Canzoni spoglie, divise equamente
tra chitarre elettriche (distorte) ed acustiche, accompagnate
da tastiere sparse e cantate da una voce sepolta da chilogrammi
di riverbero, piccoli bozzetti cantautorali troppo sgraziati
per ammaliare, ma che certo non mancheranno di far innamorare
qualcuno, magari più perseverante nello scavare tra le
melodie storte di Tim per scoprire che dentro sono morbide
come mashmellows. A noi sono piaciute per il coraggio
le estreme distorsioni di "Not What I Was" e il casino
pop (voce, armonica, flauto e fuzzbox) di "Back 2 u".[S] |
GARFIELD'S BIRTHDAY: Chrome Jungle

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Compilazione di rarità
e canzoni inedite del periodo compreso fra il 1995 e il
1999, puntualmente commentate in una delle poche sleeve
a doppio risvolto della Best Kept Secret che mi sia capitato
di manipolare. Beh, non vale "Words and pictures", anche
perché qui la maggioranza dei pezzi è cantata da quello
dei due amici con la voce "normale" e soprattutto perché
i pezzi non sono uniformemente interessanti. Spicca un
trittico di cover, una dei Teenage Funclub (Everything
flows), una di Simon & Garfunkel (The boxer) e dei Bee
Gees (New York mining disaster), oneste e senza fronzoli.
E poi la finale, stellata "Chelsea Jack" vale sa sola
il prezzo della cassetta. Cassetta, ricordiamolo, degli
autori di "Words and pictures", il mio trip adenoidico
preferito di sempre. [A] |
PAR AVION: A song a day

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Una canzone al giorno toglie
l'horror vacui di torno. Capita a molti artisti
che un giorno andato senza creazione si ritorca contro
l'autocoscienza. Jason Sweeney è uno prolifico, e non
c'è niente di male se riesce a tenere l'offerta sempre
così (perlopiù) alta. Qui è insieme a Janiece Pope che
ha una bella voce e mi si consenta di aggiungere "non
molto indiepop" (in senso stretto, eh), cioè "impostata",
robusta, sorprendentemente sprovvista di carineria. E
anche se non è bello costringere il recensore indiepop
a non usare l'aggettivo "suadente" dirò che sui tessuti
synthetici di Sweeney la voce convince appieno, sia quando
lavora sola, sia quando è contrappuntata da quella (ben
più suadente) di Jason. A differenza dei lavori solitari
del nostro, nella cassetta dei Par Avion, che assembla
armonicamente i migliori risultati dei primi demo, i pezzi
sono piuttosto messi a fuoco, e tutti costruiti attorno
all'idea melodica dominante. Ci sono sempre le solite
tastierine, i ritmi di latta, e (oei!) persino qualche
scratch, ma stavolta tutto volto all'estroversione.
Non diremmo easy listening, ma di sicuro almost-easy
composing. Take a walk on the sunny side. [A] |
ALCOVE: the greatest romance
that never was

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Jorge Martinez sta (almeno
quando compone musica) permanentemente rintanato nella
sua mansarda, là dove i sogni possono essere spiati da
una distanza propizia alla malinconia. E' la sua alcova
espressiva, la timidezza criminalmente volgare che abbisogna
di chitarre ed echi, bisbigli e cose impossibili per dispiegare
un senso (ovviamente afflitto) della vita. Ci avete mai
fatto caso? Talvolta abbiamo proprio bisogno di esagerare
con noi stessi. Non importa essere comunicativi e sapere
sempre cosa dire all'amico del cuore che ci chiede perché
abbiamo iniziato a mangiare così poco e perché (almeno)
non riusciamo a schiodarci dalla pagina uno della Nausea
di Sartre. Talvolta tutto quello che vogliamo è andare
avanti con due o tre accordi di chitarra per ore, e confessar
loro che è tanto meglio che vivere. Difficilmente si vedono
pubblicati dischi così, ed è per questo che una tape label
può essere risolutiva, spesso anche la nostra migliore
amica. Questa irrealizzata storia d'amore in sei tappe
ha buoni pregi, primo fra tutti che non sembra possa essere
mai stata registrata. Poi dura poco e concilia la sua
(in-)urgenza espressiva con il nostro bisogno di sapere
che c'è chi sta peggio di noi. In ultimo ha chitarre totalitarie
ma non ingombranti, echi di sussurri e nessun grido, neppure
di dolore. Un sogno lento e apparentemente senza soluzione.
Slow dream pop. [A] |
HUNNYPAL: Everyone carries around
secrets

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Hunnypal é il progetto
di tre svedesi, Håkan, cantante e strumentista -oltre
alle chitarre elettrica e acustica, suona ogni tipo di
tastiera-, Lisa Walgeborg voce femminile, basso, chitarra
e violino, e Jimmy Lindberg, anch'egli multistrumentista
-batteria, xilofono, pianoforte.-.
Everyone Carries Around Secrets raccoglie pubblicazioni
di demo ed Ep (The Underground, You Crack It, May Be
Never, Softly Demo, The Computerized Ep) più vari
inediti.
Håkan possiede una voce fonda e penetrante. Un senso brumoso
monocorde neoromantico monta trance e ossessività.
I suoni, a seguire, posseggono aure lugubri e decadenti,
provenienti da suoni di certa classicheggiante wave britannica
degli ottanta.
Come si sarà inteso, la chitarra occasionalmente distorta,
riveste un ruolo determinante.
Ma non mancano timbri ritmati (con la batteria di Lindbergh
istrionica) e solari (i gorgheggi della cantante stemperano
talune enfasi strumentali), più prossimi alle estetiche
indie-pop statunitensi anni novanta (cfr. Velocity Girl,
Tsunami riguardo svariate trame chitarristiche), ma anche
di vari colleghi scandinavi recenti. [F] |
CHUZZLEWIT: Palimpsestial

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Palimpsestial raccoglie
gli "unreleased recordings" di Chuzzlewit, di stanza a
Chicago, fra il 1995 e il 1999.
Plausibile premessa di Secret Affinities, il brillante
esordio per Alice In Wonder, Palimpsestial rimesta ombre
indie psycho-wave statunitense.
L'interpretazione è per proponimento dimessa; una inflessione
anemica come esausta, trascina l'ascoltatore, sprofonda
in una morbida trance.
Un "frastuono leggero" strumentale, penombra e turbinio
ordito dal profluvio di ipnotiche trame chitarristiche
(per esempio la coda di There's a space beside you,
Narrow among the roofs), dalle tastiere e dai battiti
elettronici (Observatory walk).
Palimpsestial si mostra insieme organico, minimalista
e livellato, con una emotiva surreale essenza.
Una landa di tenui e dissolte armonie, fragili impressionismi,
mosaici collaterali profusi di siderali tremoli psichedelici,
field recordings e delicati, onirici mormorii vocali,
ridotti quasi ad amniotici gorgheggi.
Con aggiunti echi ed effetti ambient, portano ad assuefazione
narcotica. [F] |
CALIGARI: A Full Moon Postcard

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Caligari è il progetto
di Dennis C.Kane voce, chitarra e compositore dei brani,
assieme a Gene Diotalevi bassista, Della Leffler a tamburi
e tastiere e Dave Svrjcek e Bill, percussioni e drum machine.
A Full Moon Postcard è la summa artistica raccogliendo
brani editi da Ep cassette Caligari, Routine, Muffled
Conversations, Resolution, Magnetic, più inediti.
Il loro sound ripercorre il pop rock degli anni ottanta
britannici con cadenze incalzanti di basso e chitarra
e più di una suggestione creativa derivata dal Kraut Rock
e cosmici tedeschi.
Corposi organismi psichedelici, trame ricche e complesse,
atmosfere ariose e cariche di tensione, profonde e avvolgenti,
a volte tenebrose e inquietanti, predispongono un particolare
senso di attesa e di sospensione.
Straordinaria in questo senso la space-suite di Curtains
going down e Resolution #1. Si rianimano spiriti
new wave Killing Joke, Cure, Teardrop Explodes.
Si odano brani sorprendenti come It's out of my hands,
Lose all intimacy, Soma, Real life, Ocean, Psyche, Cast.
[F] |
AAVV: We are not alone - songs
for the lo-fi generation. Vol. 6 & 7

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Confesserò: amo le compilation.
Per me sono lo strumento di infinite scoperte, il ricettacolo
di meraviglie ancora ignote e i presupposti alle ossessioni
di domani. Non pretendo linee guida, accostamenti perfetti
o altro, solo una sequenza di ottime canzoni. Non conosco
il criterio utilizzato da Alessandro per raggruppare i
brani delle compilation Best Kept Secret (glielo posso
sempre chiedere, immagino), ma gli ultimi due volumi di
"We are not alone" costituiscono il mio ideale di raccolta
pop, soprattutto per la presenza di tanti nomi sconosciuti.
Nel sesto volume si respira il mood vagamente melò (con
i dovuti cambi di tempo) di una materia pop/elettronica
prodotta in casa, dall'ambient pop che fuoriesce dalle
tastiere di Matthew Sweet nell'abito di Other People's
Children alle libere associazioni d'infanzia di Cellophane
Sky; la leggerezza portata in dote dalla Love Letter Band
("Ghost Story" saltella come Chobin) e It's Gonna Be Fine,
i delicatissimi schizzi d'acqua su leggerissimo strato
di tastiere/chitarre prodotti dai Project Cabrini, e poi
ancora Mr. Sweet, stavolta con il moniker Simpàtico, al
suo più malinconico ("Smalltown boy returned" strappa
il cuore sin dal titolo). C'è un interessante poker Filippino
- rileggete quello che ci ha detto Ed
Shelflife il mese scorso - fatto di facce note (Fantasy
Lights, Apple Orchard) e nuove meraviglie, nella fattispecie
i Sodajerk che con le loro chitarre fuzzy ci riportano
ai tempi dei migliori emuli dei Buzzcocks. Ci sono, soprattutto,
due canzoncine di cui innamorarsi, una a firma Orange
Cake Mix (Phoenix Rust) con breezy vocals che planano
come aquiloni su sottili costrutti elettronici e l'altra
del beatlesiano di Southampton Laurent-Toure
che strega con una canzoncina ("hold me under") fatta
solo sola chitarra, voce e una melodia incantevole.
Ugualmente adorabile il volume sette, che apre con una
eterea - e quasi classica - costruzione dei Marine Time
Keepers e prosegue sulle atmosfere rilassate di Sweet
William e sulle vocine vellutate dei Cannanes che contrastano
con l'incedere epico della loro "Dibble". I brani esaltanti
sono in quantità minore, e il volume altalenante delle
registrazioni non aiuta ad apprezzare la varietà della
proposta: peccato specialmente per "4 and 20" dei Condiments
(gran nome!), che sembra molto valido ma schizza inopinatamente
fuori dalle casse. Si segnalano comunque il pop sbilenco
dei Fantastic Idea Project, quello più posato e old-time
degli Sharp Things (già recensiti altrove) e soprattutto
gli americani Morella's Forest,
un incrocio ideale tra Birdie e Dressy Bessy o, per dirla
con parole loro, "a mix of beautiful female noise pop
and male testosterone rock'n roll"; "The sand and
the sea", qui inclusa, fa venir voglia di investigare
il loro ultimo "Tiny Lights Of Heaven". Il che è precisamente
quello che deve fare una compilation indiepop. Ne riparleremo.
[S] |
Links:
Best Kept Secret web site: www.indiepages.com/bestkeptsecret
Intervista ad Alessandro Crestani: www.indiepop.it/articoli/bks_int.htm
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