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Best Kept Secret: per chi non ne ha abbastanza...

Proseguiamo la nostra investigazione nel catalogo Best Kept Secret con una avvertenza: non c'è un titolo che non sia da innamoramento. Per tornare alla prima parte dello speciale clicca qui.

KAYE: Pink sky at night



Kaye Brewster, aka Kaye, aka Polopop è una bella fanciulla rossa dalla mano oscura. Per campare suona il violino nella Edinburgh Symphony Orchestra, ha un sacco di amici e il perché è presto detto. In primo luogo, lo abbiamo accennato, è carina. In secondo luogo è molto socievole e non ama troppo i meccanismi del capitale in fatto di distribuzione di musica. Le sue canzoni sono puntualmente offerte al pubblico gratis sul sito http://www.polopop.com con tanto di invito a bruciarle in cd. Poi è amica dei synthpoppers, ed è conosciuta da loro col moniker di Polopop. Poi è amica di gente più matura e un po' più stressata, che ha bisogno di rilassarsi. Questi la chiamano solo col nome di battesimo e fra questi ci siamo noi. "Pink sky at night" è compilazione di alcune delle migliori canzoni (una delle tante possibili, ma molto buona); pianoforti metronomici (talvolta anche troppo), vocina esile esile ma aggraziata, acusticismi new age e controcoretti. Lei definisce il tutto dreamy soothing celtic sounds, e ok, c'è anche del riverbero celtico, quello tangente il miglior tipo di narcosi che invocheremmo per i figli chiassosi dei nostri vicini di casa mentre cerchiamo un po' di concentrazione per il nostro ultimo saggio su Heidegger. Mettiamola così: al meglio Kaye è il sognante e felpato suono d'arpa che proviene dalla stanza accanto dove la ragazza dei vostri sogni sta strimpellando davanti al camino. Alla peggio somiglia un po' a Enya, ma è (molto) più carina e (tanto) meno pretenziosa. [A]

ORANGE CAKE MIX: Red Rose Speedway



Red Rose Speedway raccoglie venti incisioni dell'autore bristoliano Jim Rao alias Orange Cake Mix, del triennio '96-'98. Le arie psichedeliche e le armonie vocali di Orange Cake Mix si protendono in direzioni dream-pop quello seducente di metà anni ottanta, più un esotismo da restauratore "space age bachelor pad music".
La musica di Orange Cake Mix è da sempre catturata in un passionale labirinto di specchi, fra invenzioni di arrangiamento e citazioni stilistiche.
L'autore si circonda di tastiere elettroniche da pionieri, effetti, amplificazioni e registratori a bassa fedeltà, per comporre una combinazione distorcente dall'effetto magico e disorientante; strascicante, stupefacente, sonnambulo. Per esempio gioielli lisergici come Chemical lawn chair, Love shines brighter e I'll be waiting here che s'impresta il refrain da Call me di Hatch per spedirlo in orbita.
Mayfair towers meraviglia nel proprio compromesso tra pop dall'intimo melanconico e derive lisergiche.
Nell'album Rao dedica un compozisione al metodo privilegiato: Lo-fi love, dove intuitivamente privilegia un pop psichedelico con trattamento noise; sentieri paludosi, riff abrasivi su cui volteggiano vocalismi perduti e sognanti.
E' presente nell'album una Space medley che è tra le più felici creazioni di Orange Cake Mix.
La suite, che apre con Stars are calling you, sino alla chiusura Exit to venus. Una poesia esplorante che con voci in trance, chitarra ed echi rappresenta mirabilmente una situazione di desolata e profonda malinconia esistenziale, avvolta da vertiginose atmosfere nebulose e caligini cosmiche.
Armonie fortemente emotive anche in Get to know you, lirica cantilena e teneri intrecci vocali che riportano a terra solo per riprendere a sognare.[F]

MULTISOFA: s/t



Arrivano dalla terra dei campioni del mondo di calcio, delle bellezze mozzafiato e del tweepop, i brasiliani Multisofa, e confermano se ce ne fosse bisogno l'esistenza di una nutrita colonia carioca cresciuta a pane e Sarah Records. E se non ci fossimo già imbattuti in una pletora di band meravigliose, dai Tambourines ai Postal Blue alle recenti sensazioni Pale Sunday dovremmo anche rimanere a bocca aperta dinanzi alla maturità del suono partorito da questo gruppo di Belo Horizonte. Radici sixties che se coltivate dalle nostre parti avrebbero generato cloni Grandaddyani alla Yuppie Flu ("Car Noises and Sleeping Pills" un po' li ricorda) liberano invece esili e personali studi pop. La voce di Diego Carlos è gentile e priva di inflessioni, le chitarre di Juliano Rosa e Gustavo Gusmao arpeggiano delicate, e felicissime melodie ronzano senza sosta nelle orecchie sino a solidificarsi in eteree costruzioni dal sapore neo-psych. Si rimane stregati dalla prima traccia ("Suffering and Smiling"), un bozzetto delizioso e fragile di quelli che una volta partorivano solo i gruppi incapaci di suonare come si deve (pensiamo ai Sea Urchins) al punto da non trovarne una che la superi, ma ognuno dei pezzi qui presenti merita un altarino in qualunque collezione indiepop. [S]

THE WHALES: music should be seen and not heard



Piccoli suoni abuli-tronici, che sono forse la colonna sonora di un cazzeggio assurto a hobby, e da hobby assurto a cassetta. Non so esattamente cosa se ne possa fare. Non innamorarsene, ch'è roba per cerebelli, riscattata dal non voler scattare troppo in avanti. Non lasciarla in sottofondo, ché vi giungerebbe solo uno sferragliare di ditina furbette su sequencers vecchi di vent'anni (l'età peggiore per un sequencer, se me lo chiedete). Non canticchiarlo, sprovvisto di voce com'è e frammentato in melodie tirchie e frigidelle, come appare. Non usarlo neppure per la colonna sonora di un cazzeggio assurto ad hobby, perché non potreste scriverne neppure una recensione. Ecco, potreste limitarvi a constatare che sono 11 frammenti di suoni orfani che risaccano l'uno nell'altro, e che se durasse solo cinque minuti di più (oltre ai quindici in cui consiste) gli revochereste quella strisciante simpatia che talvolta innalza la durata breve a forma d'arte. In ogni caso, viver d'arte è meglio che viver d'impiegatura. [A]

CLARE: Womb Fantasy



"relaxing, playful keyboard pop with programmed beats, cotton candy female vocals" è l'autopresentazio-ne dei Clare, al secolo Yoko (chitarra, tastiere) e Kazu (voce, tastiere), adorabile duo ambient-pop di Tokyo con un album pubblicato dalla spagnola Chocolate Art Return nel 2001. Otto piccole canzoni di pop etereo e trasognato a base di tastiere (tante), chitarre e basso (pochi), e con la fragile voce di Yoko a fare da brezza. Le due ragazze paiono estraniarsi dal mondo e preferiscono fare musica restando raggomitolate su se' stesse, così che le loro melodie crepuscolari sembrano non voler prendere il volo; ma quando infine lo fanno (e lo fanno sempre, ma meglio di tutte "Take your time", "Winged Angel", "Here I am") la soddisfazione è assoluta. Elementare, ma affascinante e un tantino misterioso, Womb Fantasty è uno di quei dischi (pardon, cassette) da amare in silenzio, nel buio della vostra cameretta.[S]

99 CENT DREAM: The Hottest Demo Of The Season - Greatest Hits vol.10



Le raccolte "99 Cent Dream" composte dal solista di Portland J. Gray (anche collaboratore della band concittadina Sauvie Island Moon Rocket Factory), con 4 e 8 piste casalingo, incarnano idealmente quella particolare impronta psichedelica minimale e sotterranea, dolce e torbida, inseguita dall'etichetta Best Kept Secret.
Una deriva depressa e svaporata, mai apocalittica.
Arie dissolte e stemperate provenienti da chitarra e elettro tastiere romantiche levano detriti Smiths e Velvet Undreground più abulici, con distorsioni noise (Disco, Transitional sunshine), assieme all'interpretazione stonata di Gray suggeriscono un senso visionario, estasiato e pastorale a volte non dissimile da Young Marble Giants, Durutti Column (Child of the 70's, Julia stiles' boyfriend, All the guns and roses., Your space), ma anche Silver Jews (Miranda).
L'insieme è costituito da seducenti atmosfere invischiate in una consueta malinconia, a mostrare una creatività sensibile, tenera, stralunata non disgiunta da una quale intrigante inclinazione allo sperimentalismo (Composition 1, Swell).[F]

TWELFTH HOUSE s/t



Twelfth House provengono da Chicago, sono Sally Maish alla voce e alla chitarra, Mike Pleska voce e bassista e Jimmy Olson alla batteria.
Questo omonimo contiene sei tracce indie pop rock. La voce di Sally può ricordare quella di Laetitia Sadier degli Stereolab.

Anche musicalmente Twelfth House potrebbero assimilarsi ai maestri inglesi del pop retro-futuribile, quelli dei primi dischi, se quei loro colleghi si fossero dedicati alle introspezioni, alle malinconie enfatiche e patetiche dei Low.
Gli strumenti chitarra e basso caricano l'ambiente di tensione e romanticismo.
A volte, come in Passive, Let's pretend, Autumn song e Grasshopper i raffinati e pregiati intrecci vocali fra Sally e Mike ottengono grande efficacia nel richiamare tensioni emotive, quei precisi stati d'animo. [F]

SAUVIE ISLAND MOON ROCKET FACTORY: Wy'east Can't Sleep



Atmosfere trasognate a volte solenni, a volte acustiche; costruite con strumenti classici (dalla chitarra all'organo, dalle tastiere all'armonica) riverberi ed effetti sonori d'ambiente.
La bassa fedeltà è mezzo (e non fine), chiave di volta per stabilir contatto universi sommersi, altrimenti preclusi, inaccessibili.
Definiremmo queste composizioni eufonie dissonanti, non per cercare l'effetto, ma per l'autentica sensazione vissuta durante gli ascolti.
Chitarre strimpellanti, vocalismi celestiali e tenebrosi, arcani e fluttuanti immerse in effetti atmosferici, ambienti impregnati e stati d'animo fra lo gioioso, avvilito.
Melodie impenetrabili, immerse in atmosfere placenta, stranianti e stranite, ne fanno dei Guided By Voices in preda all'emotività, estatici e dispersi, similmente impressionisti, forse meno bozzettisti e più dediti al formato canzone.
Il senso della musica si fa tutt'uno imprendibile e inscindibile con proprie forme atmosferiche (Splashdown). Spesso e volentieri Sauvie Island. incantano con sguardi alla melodia beat di grande effetto come Noah's daughter infinity, Title umpteen, Yerownville.[F]

SAUVIE ISLAND MOON ROCKET FACTORY: Mudpuddle Park



Mudpuddle Park è un minuscolo e smarrito parco di divertimenti, uno spirito folle, sospeso, arcano e stralunato.
Le arie beat folk in apertura nella title track rimandano al più autentico misticismo sixties, rivisitato con spirito individualista e autonomo.
In effetti in questo album David Klopfenstein mostra di condividere alcuni sogni e visioni con Robert Schneider del collettivo Elephant 6.
Medesima l'arte di compositore pop dei due; si fa lampante con l'ascolto di brani tintinnanti quali Tabor and blue, The nap, Radiant radish, Yer dorky, emotive cantilene beatlesiane.
Oaks' wheels con le sue arie cerimoniali circensi potrebbe fare da leit motiv alla raccolta.
Lonely-go-round le fa da contraltare sull'altro lato.
La narcotiche allucinazioni di Lower macleay vessillo delle dolci, devianti, eccentriche visioni di Sauvie Island Moon Rocket Factory.[F]

OTHER PEOPLE'S CHILDREN: happy friend in frosted city



Se le brevi note sul sito Best Kept Secret non c'informassero che questo è il progetto "definitely electronic" di Jason Sweeney faticheremmo un bel po' a distinguerlo stilisticamente da quanto è sotteso al moniker (uno dei tanti) Simpàtico. Forse qui si indulge quel tanto in più in solipsismi phaseggiati e deliqui robotici (ascoltate il primo pezzo "Electrolyte Lamp") , ma il nucleo dell'opera è sempre la depressa confessione in musica di uno dei nostri tristoni preferiti. Pezzi che stanno in piedi su semplici e lontani accordi di tastiera, ritmi casio-catatonici di drum machines demodè e poche parole sussurrate, per non svegliare nessuno nella stanza accanto. Difficile non appropriarsi emotivamente di emanazioni pulviscolari della guisa di "Design Department " o "Suicide Common" e della loro quieta rassegnazione al ritmo irregolare del respiro. Other People's Children è come Eyeless in Gaza, ma solo un po' più dimesso e meno euforico. A volte poi è come Durutti Column, ma senza chitarra. Ad anima spoglia. Musica per anime di latta.[A]

TIM CHAPLIN: The 22nd floor



Principino dell'homemade pop, Tim Chaplin è un Harvey Williams confinato nella sua stanzetta, un Aidan Smith irrimediabilmente lo-fi, alle prese con microfoni sistemati alla meno peggio sulla scrivania e quella fuzzbox che fa un casino d'inferno e sveglia tutto il condominio. "The 22nd Floor" riconcilia con il DIY e ne sottolinea l'importanza anche in casa Best Kept Secret: è un disco piccolo e fatto di poche cose, di quelli che piacerebbero da morire a un tale di mia conoscenza (iniziali HD), che fa cose simili da anni, regala CD in giro e non trova mai nessuno che ricorda i titoli dei suoi pezzi. Canzoni spoglie, divise equamente tra chitarre elettriche (distorte) ed acustiche, accompagnate da tastiere sparse e cantate da una voce sepolta da chilogrammi di riverbero, piccoli bozzetti cantautorali troppo sgraziati per ammaliare, ma che certo non mancheranno di far innamorare qualcuno, magari più perseverante nello scavare tra le melodie storte di Tim per scoprire che dentro sono morbide come mashmellows. A noi sono piaciute per il coraggio le estreme distorsioni di "Not What I Was" e il casino pop (voce, armonica, flauto e fuzzbox) di "Back 2 u".[S]

GARFIELD'S BIRTHDAY: Chrome Jungle



Compilazione di rarità e canzoni inedite del periodo compreso fra il 1995 e il 1999, puntualmente commentate in una delle poche sleeve a doppio risvolto della Best Kept Secret che mi sia capitato di manipolare. Beh, non vale "Words and pictures", anche perché qui la maggioranza dei pezzi è cantata da quello dei due amici con la voce "normale" e soprattutto perché i pezzi non sono uniformemente interessanti. Spicca un trittico di cover, una dei Teenage Funclub (Everything flows), una di Simon & Garfunkel (The boxer) e dei Bee Gees (New York mining disaster), oneste e senza fronzoli. E poi la finale, stellata "Chelsea Jack" vale sa sola il prezzo della cassetta. Cassetta, ricordiamolo, degli autori di "Words and pictures", il mio trip adenoidico preferito di sempre. [A]

PAR AVION: A song a day



Una canzone al giorno toglie l'horror vacui di torno. Capita a molti artisti che un giorno andato senza creazione si ritorca contro l'autocoscienza. Jason Sweeney è uno prolifico, e non c'è niente di male se riesce a tenere l'offerta sempre così (perlopiù) alta. Qui è insieme a Janiece Pope che ha una bella voce e mi si consenta di aggiungere "non molto indiepop" (in senso stretto, eh), cioè "impostata", robusta, sorprendentemente sprovvista di carineria. E anche se non è bello costringere il recensore indiepop a non usare l'aggettivo "suadente" dirò che sui tessuti synthetici di Sweeney la voce convince appieno, sia quando lavora sola, sia quando è contrappuntata da quella (ben più suadente) di Jason. A differenza dei lavori solitari del nostro, nella cassetta dei Par Avion, che assembla armonicamente i migliori risultati dei primi demo, i pezzi sono piuttosto messi a fuoco, e tutti costruiti attorno all'idea melodica dominante. Ci sono sempre le solite tastierine, i ritmi di latta, e (oei!) persino qualche scratch, ma stavolta tutto volto all'estroversione. Non diremmo easy listening, ma di sicuro almost-easy composing. Take a walk on the sunny side. [A]

ALCOVE: the greatest romance that never was



Jorge Martinez sta (almeno quando compone musica) permanentemente rintanato nella sua mansarda, là dove i sogni possono essere spiati da una distanza propizia alla malinconia. E' la sua alcova espressiva, la timidezza criminalmente volgare che abbisogna di chitarre ed echi, bisbigli e cose impossibili per dispiegare un senso (ovviamente afflitto) della vita. Ci avete mai fatto caso? Talvolta abbiamo proprio bisogno di esagerare con noi stessi. Non importa essere comunicativi e sapere sempre cosa dire all'amico del cuore che ci chiede perché abbiamo iniziato a mangiare così poco e perché (almeno) non riusciamo a schiodarci dalla pagina uno della Nausea di Sartre. Talvolta tutto quello che vogliamo è andare avanti con due o tre accordi di chitarra per ore, e confessar loro che è tanto meglio che vivere. Difficilmente si vedono pubblicati dischi così, ed è per questo che una tape label può essere risolutiva, spesso anche la nostra migliore amica. Questa irrealizzata storia d'amore in sei tappe ha buoni pregi, primo fra tutti che non sembra possa essere mai stata registrata. Poi dura poco e concilia la sua (in-)urgenza espressiva con il nostro bisogno di sapere che c'è chi sta peggio di noi. In ultimo ha chitarre totalitarie ma non ingombranti, echi di sussurri e nessun grido, neppure di dolore. Un sogno lento e apparentemente senza soluzione. Slow dream pop. [A]

HUNNYPAL: Everyone carries around secrets



Hunnypal é il progetto di tre svedesi, Håkan, cantante e strumentista -oltre alle chitarre elettrica e acustica, suona ogni tipo di tastiera-, Lisa Walgeborg voce femminile, basso, chitarra e violino, e Jimmy Lindberg, anch'egli multistrumentista -batteria, xilofono, pianoforte.-.
Everyone Carries Around Secrets raccoglie pubblicazioni di demo ed Ep (The Underground, You Crack It, May Be Never, Softly Demo, The Computerized Ep) più vari inediti.
Håkan possiede una voce fonda e penetrante. Un senso brumoso monocorde neoromantico monta trance e ossessività.
I suoni, a seguire, posseggono aure lugubri e decadenti, provenienti da suoni di certa classicheggiante wave britannica degli ottanta.
Come si sarà inteso, la chitarra occasionalmente distorta, riveste un ruolo determinante.
Ma non mancano timbri ritmati (con la batteria di Lindbergh istrionica) e solari (i gorgheggi della cantante stemperano talune enfasi strumentali), più prossimi alle estetiche indie-pop statunitensi anni novanta (cfr. Velocity Girl, Tsunami riguardo svariate trame chitarristiche), ma anche di vari colleghi scandinavi recenti. [F]

CHUZZLEWIT: Palimpsestial



Palimpsestial raccoglie gli "unreleased recordings" di Chuzzlewit, di stanza a Chicago, fra il 1995 e il 1999.
Plausibile premessa di Secret Affinities, il brillante esordio per Alice In Wonder, Palimpsestial rimesta ombre indie psycho-wave statunitense.
L'interpretazione è per proponimento dimessa; una inflessione anemica come esausta, trascina l'ascoltatore, sprofonda in una morbida trance.
Un "frastuono leggero" strumentale, penombra e turbinio ordito dal profluvio di ipnotiche trame chitarristiche (per esempio la coda di There's a space beside you, Narrow among the roofs), dalle tastiere e dai battiti elettronici (Observatory walk).
Palimpsestial si mostra insieme organico, minimalista e livellato, con una emotiva surreale essenza.
Una landa di tenui e dissolte armonie, fragili impressionismi, mosaici collaterali profusi di siderali tremoli psichedelici, field recordings e delicati, onirici mormorii vocali, ridotti quasi ad amniotici gorgheggi.
Con aggiunti echi ed effetti ambient, portano ad assuefazione narcotica. [F]

CALIGARI: A Full Moon Postcard



Caligari è il progetto di Dennis C.Kane voce, chitarra e compositore dei brani, assieme a Gene Diotalevi bassista, Della Leffler a tamburi e tastiere e Dave Svrjcek e Bill, percussioni e drum machine.
A Full Moon Postcard è la summa artistica raccogliendo brani editi da Ep cassette Caligari, Routine, Muffled Conversations, Resolution, Magnetic, più inediti.

Il loro sound ripercorre il pop rock degli anni ottanta britannici con cadenze incalzanti di basso e chitarra e più di una suggestione creativa derivata dal Kraut Rock e cosmici tedeschi.
Corposi organismi psichedelici, trame ricche e complesse, atmosfere ariose e cariche di tensione, profonde e avvolgenti, a volte tenebrose e inquietanti, predispongono un particolare senso di attesa e di sospensione.
Straordinaria in questo senso la space-suite di Curtains going down e Resolution #1. Si rianimano spiriti new wave Killing Joke, Cure, Teardrop Explodes.
Si odano brani sorprendenti come It's out of my hands, Lose all intimacy, Soma, Real life, Ocean, Psyche, Cast. [F]

AAVV: We are not alone - songs for the lo-fi generation. Vol. 6 & 7



Confesserò: amo le compilation. Per me sono lo strumento di infinite scoperte, il ricettacolo di meraviglie ancora ignote e i presupposti alle ossessioni di domani. Non pretendo linee guida, accostamenti perfetti o altro, solo una sequenza di ottime canzoni. Non conosco il criterio utilizzato da Alessandro per raggruppare i brani delle compilation Best Kept Secret (glielo posso sempre chiedere, immagino), ma gli ultimi due volumi di "We are not alone" costituiscono il mio ideale di raccolta pop, soprattutto per la presenza di tanti nomi sconosciuti.
Nel sesto volume si respira il mood vagamente melò (con i dovuti cambi di tempo) di una materia pop/elettronica prodotta in casa, dall'ambient pop che fuoriesce dalle tastiere di Matthew Sweet nell'abito di Other People's Children alle libere associazioni d'infanzia di Cellophane Sky; la leggerezza portata in dote dalla Love Letter Band ("Ghost Story" saltella come Chobin) e It's Gonna Be Fine, i delicatissimi schizzi d'acqua su leggerissimo strato di tastiere/chitarre prodotti dai Project Cabrini, e poi ancora Mr. Sweet, stavolta con il moniker Simpàtico, al suo più malinconico ("Smalltown boy returned" strappa il cuore sin dal titolo). C'è un interessante poker Filippino - rileggete quello che ci ha detto Ed Shelflife il mese scorso - fatto di facce note (Fantasy Lights, Apple Orchard) e nuove meraviglie, nella fattispecie i Sodajerk che con le loro chitarre fuzzy ci riportano ai tempi dei migliori emuli dei Buzzcocks. Ci sono, soprattutto, due canzoncine di cui innamorarsi, una a firma Orange Cake Mix (Phoenix Rust) con breezy vocals che planano come aquiloni su sottili costrutti elettronici e l'altra del beatlesiano di Southampton Laurent-Toure che strega con una canzoncina ("hold me under") fatta solo sola chitarra, voce e una melodia incantevole.
Ugualmente adorabile il volume sette, che apre con una eterea - e quasi classica - costruzione dei Marine Time Keepers e prosegue sulle atmosfere rilassate di Sweet William e sulle vocine vellutate dei Cannanes che contrastano con l'incedere epico della loro "Dibble". I brani esaltanti sono in quantità minore, e il volume altalenante delle registrazioni non aiuta ad apprezzare la varietà della proposta: peccato specialmente per "4 and 20" dei Condiments (gran nome!), che sembra molto valido ma schizza inopinatamente fuori dalle casse. Si segnalano comunque il pop sbilenco dei Fantastic Idea Project, quello più posato e old-time degli Sharp Things (già recensiti altrove) e soprattutto gli americani Morella's Forest, un incrocio ideale tra Birdie e Dressy Bessy o, per dirla con parole loro, "a mix of beautiful female noise pop and male testosterone rock'n roll"; "The sand and the sea", qui inclusa, fa venir voglia di investigare il loro ultimo "Tiny Lights Of Heaven". Il che è precisamente quello che deve fare una compilation indiepop. Ne riparleremo. [S]

Links:

Best Kept Secret web site: www.indiepages.com/bestkeptsecret
Intervista ad Alessandro Crestani: www.indiepop.it/articoli/bks_int.htm